Il buco nell’acqua del Sindaco Caligiore

Il buco nell’acqua del Sindaco Caligiore

Calato il sipario sui grandi eventi programmati dall’assessore Ruspandini e passata la sospensione estiva, l’amministrazione Caligiore dovrà fare i conti con molte vicende rimaste irrisolte.
Un bilancio di previsione approvato con il parere negativo del collegio dei revisori dei conti a causa di entrate errate di circa 800 mila euro, la scadenza dell’appalto per la gestione della raccolta differenziata, gli alti livelli di inquinamento, le questioni urbanistiche, ma sopratutto la gestione del servizio idrico.

Messi da parte gli slogan utilizzati nell’infuocata campagna elettorale come “via Acea dai nostri territori“, “via gli esattori” e “ritorniamo all’acqua pubblica“, Caligiore per ricambiare i cittadini da cui ha ricevuto amplia fiducia, decise di far approvare proprio durante la prima seduta del consiglio comunale del 4 luglio 2015, un ordine del giorno simbolico contro Acea con l’obiettivo di proporre agli altri sindaci la risoluzione contrattuale con il gestore. In molti iniziarono a cantare vittoria.

All’iniziativa del 15 dicembre al Teatro Antares aderirono solo 19 Comuni su 86 che stabilirono di approvare in tutti i rispettivi consigli comunali la delibera per la risoluzione ex art. 34.
In pochi però hanno rispettato l’impegno prefissato per il 15 gennaio, mentre alcuni, come il Sindaco di Frosinone, che con i suoi 46 mila abitanti ha un peso rilevante nell’assemblea, hanno promosso un accordo tra le segreterie provinciali di Forza Italia e Pd per una deliberazione alternativa, tanto da mandare Caligiore su tutte le furie.

Ma è nell’assemblea dei Sindaci del 18 febbraio che è andata in scena la commedia della politica ciociara. La proposta “Caligiore” viene superata da quella “Ottaviani & co.” che fissa i termini per una diffida ad adempiere al gestore in 180 giorni, atto propedeutico alla risoluzione, così dicono.
Tutti felici e contenti, le varie tifoserie si scatenano, i comitati esultano, ma c’è un piccolo dettaglio che viene trascurato: l’approvazione dell’atto è avvenuta per alzata di mano e non per appello nominale e a farlo notare è il Sindaco di San Giovanni Incarico Antonio Salvati, l’unico a votare contro.
Acea Ato 5 spa ricorre immediatamente al Tar per impugnare la delibera ed avvia le procedure per chiedere un risarcimento del danno di oltre 10 milioni di euro.

Intanto i tempi si allungano, Acea continua ad inviare le bollette sempre più care e a minacciare gli utenti con le società di recupero crediti. In tanti si rivolgono al Sindaco e tutti ricevono la stessa risposta: “Io non posso fare nulla per risolvere i problemi privati, la mia è una battaglia tutta politica“.

È ormai trascorso un anno da quel primo consiglio comunale, ma era solo questa la strada da percorrere?

In un convegno che abbiamo organizzato il 10 ottobre 2015, Mario Albino Gagliardi, il Sindaco di Saracena, uno dei pochi comuni italiani ad aver ripubblicizzato completamente il servizio idrico, durante il suo discorso invitò il Sindaco Roberto Caligiore (il grande assente dell’evento, insieme a tutta l’Amministrazione) a contattarlo per una consulenza gratuita, perché esportare il “modello Saracena” a Ceccano per liberarsi definitivamente e realmente di ACEA sarebbe possibile. Basterebbe solo volerlo.

E il recupero dei canoni di concessione che fine ha fatto?
Più volte nelle assemblee pubbliche Caligiore ha annunciato di aver dato mandato ad un legale per il recupero dei canoni di concessione che Acea non paga da anni al Comune, un importo che dovrebbe attestarsi attorno al milione di euro. Dalle nostre verifiche ad oggi non risulta alcun atto in questa direzione.

Siamo davvero sicuri che è finita l’era dei Sindaci complici che permettono ad Acea di fare il proprio comodo?

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